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Salvataggi e affari loschi a Brazzaville

ENI, Total e un ex funzionario dell'FMI in associazione con il protagonista di uno scandalo per corruzione

La nostra nuova indagine rivela il legame commerciale intrattenuto tra due grandi compagnie petrolifere europee e un ex funzionario dell'FMI con un intermediario attualmente al centro di un'indagine portoghese per corruzione.

Secondo quanto riferito, José Veiga, faccendiere del presidente della Repubblica del Congo e soggetto a indagine per corruzione, in passato sarebbe stato titolare di una partecipazione all'interno di una compagnia petrolifera con legami sia con il gigante petrolifero francese Total che con la compagnia petrolifera nazionale italiana Eni. All'interno della società, il suo partner era l'ex rappresentante dell'FMI in Congo, Yaya Moussa.

Nel 2010 l'FMI ha ridotto di quasi 2 miliardi di dollari il debito del Congo. Moussa, il rappresentante locale che ha contribuito alla negoziazione del salvataggio, si è dimesso poco prima della concessione degli aiuti finanziari e, nello stesso anno, ha fondato una compagnia petrolifera, la Kontinent, con sede nel Delaware. Da allora Moussa ha vinto quote di licenze nei campi offshore ricchi di petrolio del Congo, detenuti dalla sua società Kontinent Congo, di cui Veiga è comproprietario. Fino al 2015, Veiga possedeva il 49 per cento della Kontinent Congo.

La notizia giunge mentre l'FMI sta valutando un secondo salvataggio in otto anni per il Congo, i le cui casse pubbliche sono state prosciugate da una combinazione tossica di fattori, ossia il crollo dei corsi petroliferi e una famiglia presidenziale sospettata di corruzione, riciclaggio di denaro e appropriazione indebita.

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Denis Sassou Nguesso, Presidente della Repubblica del Congo dal 1997 (e precedentemente Presidente dal 1979 al 1992). © THIERRY CHARLIER/AFP/Getty Images

Il “mago portoghese” del presidente congolese

Veiga, ex direttore della squadra di calcio Benfica e, secondo quanto riferito, noto come "mago portoghese" del presidente congolese Denis Sassou Nguesso, è stato arrestato all'inizio del 2016 nell'ambito di un'indagine portoghese su riciclaggio di denaro, frode fiscale, clientelismo e corruzione internazionale in Congo.

Secondo gli investigatori, Veiga avrebbe ricevuto ingenti pagamenti da società interessate a investire in Congo e avrebbe successivamente condiviso tali pagamenti con i membri delle autorità congolesi mediante una struttura offshore complessa e poco trasparente. Veiga ha trascorso tre mesi in prigione e due mesi agli arresti domiciliari, ma ora è stato rilasciato. L'indagine è attualmente in corso.

Total ed Eni in attività con un intermediario controverso

Sia Total che Eni detenevano licenze petrolifere, di cui una quota era stata concessa alla Kontinent Congo nell'ambito di un processo di rinnovo a metà 2015. Queste licenze hanno richiesto la ratifica da parte del parlamento congolese dopo il rinnovo e l'aggiunta della Kontinent Congo come partner.

Tuttavia, entrambe le società hanno ritirato le licenze in questione alla fine del 2016, prima dell'approvazione parlamentare e 10 mesi dopo l'arresto di Veiga. L'apparente disponibilità di Total ed Eni a intrattenere affari con Veiga solleva notevoli dubbi sulla qualità delle loro procedure di due diligence e delle loro strategie di riduzione dei rischi. Avrebbero già dovuto essere a conoscenza delle notizie negative riportate dalla stampa sul soggetto: già dal 2014 i media portoghesi segnalavano i sospetti collegamenti di Veiga con la famiglia presidenziale congolese.

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José Veiga, un uomo d'affari portoghese riferito alla famiglia presidenziale congolese, è l'obiettivo di un'indagine portoghese su affari corrotti in Congo. © CityFiles/Getty Images

Total ha dichiarato a Global Witness di aver identificato sia Veiga che Moussa, proprietari della Kontinent Congo, come oggetto di potenziali rischi di conformità. La società ha dichiarato che per affrontare questi problemi aveva previsto di porre in atto “disposizioni intese a mitigare il rischio che qualsiasi persona collegata con pubblici funzionari fosse in grado di influenzare impropriamente le operazioni nell'ambito del JOA [accordo operativo congiunto]". Total era dunque consapevole dei possibili rischi di partenariato con Veiga e Moussa, ma decise che sarebbe stato comunque accettabile entrare in affari con loro.

Total ha inoltre sottolineato il suo operare ai sensi di un Accordo di deferimento differito con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DoJ), nel corso di questo periodo. La società ha dichiarato che il DoJ “aveva espresso preoccupazioni sulla proposta di partecipazione di alcuni partner locali”. Sebbene Total non avesse fatto il nome di alcuna società, Global Witness ritiene che tali preoccupazioni includessero probabilmente la Kontinent Congo e i suoi proprietari di allora.

“Ovviamente, Global Witness non è la sola a preoccuparsi per i rischi collegati a Veiga e Moussa come partner commerciali proposti; anche Total ha sollevato problematiche con entrambi i soggetti", ha dichiarato Mariana Abreu, attivista di Global Witness. “Il fatto che anche il DoJ abbia espresso preoccupazione dimostra quanto fosse rischiosa la partecipazione della Kontinent Congo, ma Total ed Eni sembravano entrambe disposte a siglare un accordo con la società nel 2015. La gestione di queste grandi compagnie petrolifere dovrebbe essere sottoposta a un controllo sul processo decisionale relativo a tali licenze."

Total ed Eni possono aver perso una serie di licenze con la Kontinent, ma Eni possiede ancora un campo, noto come Loango II, di cui Kontinent detiene il 5 per cento delle azioni. Eni è sotto processo, in uno dei più grandi casi di corruzione della storia, per un altro accordo petrolifero in Nigeria e i suoi uffici sono stati perquisiti nell'aprile di quest'anno nel quadro di un'indagine sulle sue attività in Congo. Diversamente da Total, Eni ha dichiarato, nel corso dell'AGM del 2017, di aver usato due diligence con i suoi partner e di non aver riscontrato alcuna problematica per Moussa o Veiga, aggiungendo che il sospetto che questi agissero come rappresentanti della famiglia presidenziale congolese risultava “infondato”.

“Questo è solo l'ultimo esempio dei rischi enormi assunti dalla Eni nei suoi accordi d'affari", ha dichiarato la Abreu. “L'azienda è già tenuta a dimostrare la trasparenza del proprio operato in Nigeria e ora si pongono seri interrogativi anche sulle sue attività in Congo. Stiamo osservando l'emergere di uno schema dei partenariati della Eni con individui collegati alla politica e successivamente indagati per agevolazione della corruzione. È ora che la direzione della Eni sia ritenuta responsabile delle complesse trattative intrattenute con questi soggetti e dei rischi che sembra aver ignorato nel corso di tale processo", ha aggiunto.

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Il ruolo dell'ex negoziatore dell'FMI

Yaya Moussa, fondatore e proprietario della Kontinent, è anch'egli oggetto di complesse interrogazioni circa il suo rapporto d'affari con Veiga. Non solo i due sono collegati tramite la Kontinent Congo; erano entrambi nel Consiglio di amministrazione della Banque Africaine pour l'Industrie et le Commerce (BAIC), con sede nel Benin, dove Moussa deteneva anche azioni come parte del suo pacchetto del compenso per il ruolo. Secondo i media, all'interno della banca Veiga fungerebbe da rappresentante della famiglia presidenziale congolese. Moussa ha dichiarato a Global Witness di essersi dimesso dalla BAIC nel 2017.

In qualità di rappresentante dell'FMI a Brazzaville, capitale del Congo, Moussa ha svolto un ruolo importante nel gruppo che ha supervisionato il salvataggio dell'FMI per il Congo nel 2010. Nel commentare la sua nomina all'FMI, ha riconosciuto fosse un lavoro difficile “ma... avevo bisogno di andare lì e cercare di aiutare”.

La riduzione del debito, pari a 1,9 miliardi di dollari, è stata accompagnata da diversi vincoli, tra cui la richiesta al governo congolese di rispettare le disposizioni in materia di trasparenza e buona governance. “È un risultato molto concreto”, ha dichiarato Moussa. Nonostante ciò, il settore petrolifero del Congo ha continuato a essere afflitto da scandali, debiti nascosti e cattiva gestione e il governo sta chiedendo ancora una volta un salvataggio.

Nell'estate del 2009, poco prima dell'ultimo salvataggio, concesso nel gennaio 2010, Moussa ha lasciato il suo posto all'FMI perché voleva “fare ancora di più per l'Africa”. Ha fondato la Kontinent nel Delaware solo tre mesi dopo la conferma del salvataggio, sebbene non abbia ottenuto licenze petrolifere in Congo fino al 2015.

Durante il suo mandato di rappresentante dell'FMI a Brazzaville, Moussa ha intrattenuto rapporti cordiali con il governo congolese, come riferito dal Times. Secondo l'ONG svizzera Public Eye, è probabilmente in questo periodo che Moussa ha conosciuto il figlio del presidente congolese, Denis Christel Sassou Nguesso, anche se Moussa ha dichiarato, tramite i suoi avvocati, di averlo conosciuto non prima del 2011. A partire da quell'anno, la conoscenza divenne palese: Moussa ‘agevolò’ un tour promozionale per la fondazione benefica di Sassou Nguesso, Perspectives d'Avenir, negli Stati Uniti nel 2011.

In una lettera a Global Witness, inviata tramite i suoi avvocati, Moussa ha confermato la sua presenza ad almeno un evento durante il tour, ma ha chiarito di non aver ricevuto denaro, né di aver pagato terzi per organizzare gli eventi o per parteciparvi. Ha inoltre negato che il suo ruolo nell'FMI comportasse dei conflitti di interesse.

In contrasto con le affermazioni di Moussa circa i suoi risultati come rappresentante dell'FMI e le prove disponibili sulla centralità del suo ruolo come parte del gruppo dell'FMI addetto alla supervisione del processo di salvataggio, gli avvocati di Moussa hanno dichiarato che “supporre che il dottor Moussa, come singolo rappresentante dell'FMI, abbia facilitato o che sia stato in grado di facilitare l'accesso di un paese alla riduzione del debito è un'ipotesi fantasiosa”, sottolineando che un gruppo numeroso di persone sarebbe stato coinvolto nella decisione del salvataggio.

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© Andrey Rudakov/Bloomberg via Getty Images

Un processo poco trasparente di concessione di licenze petrolifere

Global Witness non ha trovato informazioni pubbliche disponibili su come la Kontinent Congo abbia ricevuto le sue quote delle licenze petrolifere, il che risulta in contrasto con le raccomandazioni dell'FMI sulla trasparenza nel settore delle risorse naturali, espresse nel periodo precedente il salvataggio. Ironicamente, uno dei membri del gruppo addetto alla stesura di queste raccomandazioni era proprio Yaya Moussa.

Secondo i comunicati stampa e la risposta scritta di Total alle domande, la Kontinent Congo ha ricevuto una partecipazione a queste licenze petrolifere sulla base delle "norme sui contenuti locali" (art. 143 del Codice congolese degli idrocarburi). Queste norme prevedono che le compagnie petrolifere internazionali collaborino con le imprese locali sui principali sviluppi petroliferi. L'obiettivo di questa disposizione è sviluppare la capacità e le competenze locali utilizzando beni e servizi locali a vantaggio dell'economia congolese.

La Kontinent LLC è stata costituita nel Delaware, mentre Yaya Moussa proviene dal Camerun e José Veiga dal Portogallo. La società titolare della licenza è la Kontinent Congo, società congolese, ma questa non si qualifica ancora come "società nazionale privata", come definito dalla legge congolese; secondo il codice petrolifero, le società partner locali devono essere registrate in Congo ed essere possedute per oltre il 50 per cento da un cittadino congolese. Sembra dunque che la Kontinent non soddisfi né le disposizioni né lo spirito di questa norma di legge, volta a promuovere lo sviluppo locale.

In risposta a Global Witness, gli avvocati di Moussa hanno sostenuto che le leggi sui contenuti locali non erano in vigore quando la Kontinent ha ottenuto la prima licenza petrolifera. È vero che all'epoca il progetto di legge non era stato ancora approvato, ma la Kontinent era stata designata come partner locale dal governo congolese “in linea con questa nuova politica”, secondo Total. Gli avvocati di Moussa hanno aggiunto che la Kontinent sarebbe stata ritenuta idonea ai sensi della norma sui contenuti locali poiché a Veiga era stata concessa la cittadinanza congolese. Anche se ciò fosse vero, quest'atto non avrebbe comunque soddisfatto la norma di legge, poiché all'epoca Veiga possedeva meno della metà della società.

“La Kontinent Congo non sembra essere il tipo di azienda che le norme sui contenuti locali intendono promuovere. Ciò solleva seri interrogativi sulla misura in cui la concessione di licenze petrolifere alla Kontinent Congo costituisca un trattamento preferenziale per l'azienda, Veiga e Moussa, piuttosto che un concreto tentativo di promuovere gli interessi commerciali locali", ha dichiarato Abreu.

In risposta alle domande di Global Witness, Eni ha indicato Veiga e Moussa come gli unici azionisti della Kontinent Congo a partire dal 2015. Eni ha affermato che non fosse opportuno rispondere ulteriormente alle domande, in quanto “risultava in corso un'indagine da parte della Procura di Milano in merito ad alcune attività della società in Congo".

Global Witness ha chiesto un commento a José Veiga tramite il suo avvocato, ma non ha ricevuto risposta.

E ora cosa accadrà?

Non è chiaro se l'FMI concederà al Congo un'ulteriore riduzione del debito. Ma il caso di Veiga, Moussa, Total ed Eni sottolinea quanto è importante che l'FMI, in materia di pacchetti di salvataggio, imponga criteri rigorosi sulle misure di trasparenza.

Le aziende che investono in Congo e nel mondo intero devono osservare le migliori pratiche di due diligence e di governance. È inoltre fondamentale che il governo del Congo applichi i più alti standard nella gestione delle risorse e delle entrate pubbliche, se il paese desidera evitare di ricorrere a un altro salvataggio in futuro.

 

Disclaimer: la versione italiana è una traduzione del documento originale in inglese. Questa traduzione può essere utilizzata solo come riferimento. In caso di discrepanza tra la versione italiana e la versione inglese originale, prevarrà la versione inglese. Global Witness declina ogni responsabilità per danni o lesioni causati da errori, inesattezze o incomprensioni nella traduzione.

Credit for Banner Image: Veronique DURRUTY/Gamma-Rapho via Getty Images

27 dicembre 2018 Total ha scritto una risposta a questo articolo, disponibile qui.

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Mariana Abreu, Campaigner, Corruption Investigations Team

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